Che auto guidi oggi? Che tecnologia sfrutta? È un’auto a motore? Che sia a benzina o diesel, devi sapere che quella tecnologia sta durando da oltre cent’anni. Oggi ti parlerò dell’ auto elettrica

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AUTO ELETTRICA E AMBIENTE

Il primo spot video (trasmesso nei primi cinema) relativo a un’automobile con motore a scoppio è quello della Ford T, datato 1912, ed è tuttora visibile in rete. Eppure negli ultimi anni qualcosa sta cambiando. I produttori di automobili stanno, a poco a poco, lanciando sul mercato l’ auto elettrica. Le sue prestazioni sono ancora inferiori a quelle delle loro cugine con motore a scoppio, ma si apprezza il tentativo di prendersi a cuore dell’ambiente. Soprattutto nel cercare di limitare i danni dovuti all’inquinamento.

Tuttavia, quello che il Sistema oggi vuole farti credere è che la tecnologia del motore elettrico è ancora molto indietro rispetto al motore a scoppio. Perciò, fintanto che ci sarà l’ultima goccia di petrolio da vendere, l’ auto elettrica sarà sempre pubblicizzata faticosamente. Eppure anche questa è una grande bugia.

L’AUTO ELETTRICA DI TESLA MOTORS

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Lo sai, ad esempio, che la Tesla Motors ha già realizzato un’auto elettrica le cui prestazioni in pista sono addirittura migliori della più rinomata Porsche 911 Turbo?

L’auto in questione si chiama Tesla Roadster. E’ presente un video in Internet che mostra le due auto, fianco a fianco, mentre si sfidano in pista durante un’accelerazione da 0 a 100 km/h. Vuoi sapere chi la spunta? La Tesla Roadster, in appena 3 secondi. La vettura ha un’autonomia di 300 chilometri di percorrenza totale con una ricarica delle batterie.

Il funzionamento dell’ auto elettrica

Le automobili prodotte da Tesla Motors funzionano con batterie al litio che sono facilmente ricaricabili presso apposite colonnine. E sulla sua scia si sono mossi i più grandi costruttori di autoveicoli. BMW, ad esempio, ha lanciato la serie «i». Vetture con motore elettrico, supportato anche da un secondo e più piccolo motore a benzina, ottimizzato per produrre corrente elettrica.

In sostanza, se mentre stai viaggiando dovessero scaricarsi le batterie che alimentano il motore elettrico, a quel punto entrerà in funzione il motore a benzina. Il cui funzionamento produrrà corrente elettrica per ricaricare le batterie. E così potrai nuovamente tornare a utilizzare il motore elettrico, anche se non ci sono colonnine di ricarica nei paraggi.

STORIA DELL’ AUTO ELETTRICA

AUTO ELETTRICA 1900

Fantascienza? Direi proprio di no. Anzi, sai a quando risale la prima auto elettrica? Se ti dicessi che la prima auto elettrica ha pressapoco la stessa età di quella con motore a scoppio, mi crederesti?

A confermare la mia affermazione c’è un servizio realizzato da Jay Leno. Forse il più grande collezionista statunitense di auto d’epoca, nonché autore di una rinomata trasmissione, Jay Leno Garage. Ebbene, nel garage di Jay Leno c’è un’auto elettrica datata 1909. È lo stesso collezionista a mostrarcene il funzionamento nel corso di una trasmissione.

All’epoca si chiamava horseless carriage («carrozza senza cavalli») e non era rifinita per niente male: parafanghi, sospensioni a balestra, copertoni in gomma. All’interno era come una carrozza. C’era una sorta di timone e i fanali erano già elettrici. Si accendeva tramite un pulsante, perciò anche le signore potevano guidarla senza fare la fatica di «girare la manovella». (Come nel caso delle rumorose e puzzolenti vetture «a scoppio»).

Aveva un’autonomia di quasi 100 miglia, pari a circa 160 chilometri

Era silenziosissima e viaggiava fino ai 50 km/h: l’ideale per un uso cittadino. Nei primi anni del ventesimo secolo New York era piena di queste vetture. Ma il dato più sconvolgente che ci riferisce Jay Leno è quello relativo alle stazioni di ricarica. Leno ci dice che a New York erano state installate ovunque e ci parla di una colonnina ogni dieci isolati.

Perché le auto a combustione vinsero sulle auto elettriche?

Probabilmente eravamo nell’epoca del futurismo, della velocità, della voglia di correre e di fare. Perciò la silenziosa ed ecologica auto elettrica perse la sfida con la più performante e veloce auto a benzina. Agli inizi del ventesimo secolo il carburante era ancora economico e non eravamo così tanti ad avere la macchina. E così, dagli anni 1920 in avanti, le auto elettriche scemarono sempre più di numero. Il tutto a vantaggio delle auto con motore a combustione, dotate della nuova accensione elettrica (non più «a manovella»…).

gm-ev1IL RITORNO ALL’IDEA DELL’ AUTO ELETTRICA

Solo in tempi più recenti si è quindi ritornati a sviluppare l’idea di un motore elettrico le cui prestazioni potessero competere con quello a combustione. Questo per cercare di risolvere il problema dell’inquinamento e della scarsità di petrolio. Uno dei tentativi meglio riusciti fu quello avviato dalla General Motors negli anni 1990.

La casa statunitense produsse un’auto chiamata EV1.

Fu un’auto che guadagnò presto i consensi del vasto pubblico e che divenne addirittura uno status symbol. Al punto che anche alcuni attori di Hollywood, come Tom Hanks e Danny De Vito, la comprarono e la usarono, andandone fieri. La EV1 prometteva davvero prestazioni da favola: 100 miglia, pari a 160 chilometri con una ricarica. E velocità pari a quella di un motore a combustione.

Sull’onda di questa nuova tecnologia, nel 1996 lo Stato della California promulgò una legge, per la quale almeno il 10% delle macchine vendute nello Stato avrebbero dovuto essere auto elettriche. La stessa legge imponeva che dal 2017 (cioè, entro i successivi 20 anni) tutte le auto circolanti in California avrebbero dovuto essere elettriche.

La divisione GM ritirò all’improvviso le auto vendute

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Tuttavia, di punto in bianco, la divisione GM che spingeva il progetto ne interruppe lo sviluppo e terminò la scelta tecnologica innovativa. Ritirando addirittura le auto vendute dal mercato.

Infatti, chiunque aveva acquistato la EV1 non era proprietario delle batterie della vettura (che rimanevano a noleggio del proprietario). E così, nonostante una serie di proteste e malumori da parte dei già soddisfatti utilizzatori della EV1, la General Motors, talvolta coadiuvata dalla polizia locale, ritirò tutte le auto elettriche circolanti. Ora riposano in qualche discarica a cielo aperto in un deserto americano. Cosa dettò tale mossa?

In General Motors dissero che il ritiro del modello fu una scelta industriale dovuta agli alti costi di sviluppo. Ma la tesi è debole e non regge. È molto più realistica la tesi per la quale quella vettura aveva cominciato ad attaccare e a mettere a rischio gli interessi di una lobby più grande. A ricordo dell’eperienza della EV1 fu girato anche un interessante documentario dal titolo Who Killed the Electric Car?.

CONCLUSIONI

Ora che abbiamo visto più da vicino le dinamiche dell’industria automobilistica, ti faccio una domanda.Qual è la miglior auto per te, oggi, per ridurre al massimo l’impiego di risorse del pianeta? Sostituiresti la tua auto a combustione con un’auto elettrica? O a idrogeno? O con una alimentata ad aria compressa o che impieghi pannelli solari? O con magari una vettura che utilizzi uno sperimentale motore magnetico?

Nessuna di tutte queste soluzioni è quella corretta. L’auto più ecologica… è quella che già possiedi! Almeno per il momento. Infatti, sappi che per produrre una macchina si consumano più risorse di quelle che quella stessa macchina consumerebbe in carburante nel suo intero ciclo di vita (stimato in circa 20 anni di servizio).

Per tale motivo, fintanto che possiedi già la tua auto a benzina o diesel, tieniti quella. Non andare a comprarne una nuova solo perché pensi che una nuova auto elettrica possa salvaguardare il pianeta (o peggio ancora perché qualche seducente «testimonial» ti convince a farlo dalle pagine di una rivista…).

E se invece l’auto non l’avete ancora e dovete proprio comprarla? Allora la scelta migliore è quella di acquistare un’auto usata. Si sono già spese tante risorse per costruirla… se ancora funziona perfettamente perché buttarla?

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Articolo estratto dal libro “Liberi dal Sistema – La Guida per Cambiare il Mondo Partendo da Sè” di Enrico Caldari.

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