Ora ripercorriamo insieme la storia di un’altra sindrome molto più nota: l’Aids, la sindrome da immunodeficienza acquisita. Anch’essa ci dicono che sia dovuta a un particolare virus, un subdolo “retrovirus”, chiamato Hiv.

I PRIMI STUDI SULL’AIDS E LA TEORIA DI DURACKle-falsita-sull-aids

Nel 1980, il ricercatore Michael Gottlieb studiò i primi casi della malattia in una città americana. L’anno seguente, il ricercatore David Durack segnalò sul New England Journal of Medecine che c’era un legame molto evidente tra il comparire di tale malattia e l’uso di droghe “afrodisiache”. Com’è noto, questa malattia consiste nel perdere l’efficienza del proprio sistema immunitario. E nell’aumentare drasticamente il rischio di contrarre infezioni o malattie, anche le più banali e apparentemente innocue.

La teoria di Durack venne presto confermata da decine di ricercatori, molti dei quali di fama mondiale. Essi ribadirono a più riprese la tesi per cui erano proprio determinati tipi di droghe e comportamenti sessuali ad abbassare drasticamente la funzionalità del sistema immunitario.  

Ma a questo punto intervenne il Centro Malattie Veneree di Atlanta. Venne pubblicato un bollettino epidemiologico e creò una task force per verificare l’ipotesi secondo la quale l’Aids potesse essere dovuto a un virus. Una storia già vista.

I media rilanciarono la notizia e subito si diffuse il panico. «Sarà un virus contagioso? Siamo a rischio pandemia?»

scoperta-hivLA SCOPERTA DEL VIRUS HIV

E intanto scienziati, medici e ricercatori si misero all’opera per cercare di svelare le vere cause della malattia. Nel 1983, il virologo francese Luc Montagnier per primo affermò di aver scoperto il “famoso” virus dell’HIV. Prima di avvisare i media e la stampa, però, ebbe lo scrupolo di consultarsi con un collega americano. Era il dottor Robert Gallo, al quale mandò tutto il materiale della sua ricerca, in attesa di una verifica incrociata.

Gallo, invece di offrire il suo feedback a Montagnier, organizzò una conferenza stampa a insaputa del virologo francese. In questa occasione annunciò ai media di tutto il mondo di essere stato lui ad aver scoperto il virus. Lo fece prima ancora di pubblicare materiale scientifico sulle riviste di settore. Di solito, prima di pubblicare la propria tesi, l’entourage professionale la legge e la valuta. Successivamente – se ritenuta valida – si può indire una conferenza stampa e condividere i risultati con il vasto pubblico.

La diatriba tra Montagnier e Gallo si accese a tal punto che scoppiò un vero e proprio caso diplomatico tra Francia e Stati Uniti. Il Presidente americano Regan dovette incontrarsi con l’allora presidente del Consiglio francese Mitterand. Dovettero accordarsi su quale dei due scienziati avesse il diritto a rivendicare la paternità della scoperta. Di mezzo c’era l’assegnazione di un premio Nobel (che poi fu dato al francese Luc Montagnier).

I media di tutto il mondo continuarono a parlare moltissimo della questione “Aids”.

Si parlava di una malattia, di una potenziale epidemia, di un virus trasmettibile attraverso la saliva e il sesso. O il sangue? O entrambi? Si parlava di uso di droghe, di rapporti omosessuali. Insomma, c’erano tanti argomenti per stimolare i giornali a farne una notizia e vendere più copie!

Sulle televisioni di tutto il mondo spopolavano le pubblicità progresso per consapevolizzare la gente dei rischi della malattia e istruirla sulle precauzioni da prendere. Mentre accadeva tutto ciò, nel 1990, una legge sancì addirittura di devolvere contributi internazionali per ogni nuovo caso di Aids segnalato. La cosa assurda fu che, nei paesi del Terzo Mondo, la diagnosi di Aids veniva fatta sui sintomi. E non su degli esami del sangue accurati che evidenziassero la reale presenza del sospetto virus. Se nell’Africa centrale una persona locale moriva di dissenteria o tubercolosi o polmonite, spesso veniva detto che era morta a causa dell’Aids.

E intanto venivano messi sul mercato i farmaci contro la malattia.

La Glaxo, per prima, cominciò a vendere un farmaco chiamato “Azt”, un anti-neoplastico immunodepressore. Sì, hai letto bene. Un farmaco che abbassa le difese immunitarie, sarebbe servito per curare una malattia i cui sintomi sono proprio un abbassamento delle difese immunitarie. Come sparare sulla Croce Rossa.

Pensa a tutti quei bambini o addirittura neonati, figli di madri che avevano avuto problemi con la droga, ai quali veniva prescritto l’Azt come trattamento “preventivo”. Talora già a sei mesi di vita, se scoperti positivi all’Hiv.

Ti invito in merito, se non l’hai già fatto, a vedere lo spledido film “Dallas Buyers Club”, uscito nel 2013 e tratto
dalla storia vera di
Ron Woodroof. Un uomo malato di Aids interpretato da Matthew McConaughey che per curarsi traffica illegalmente farmaci con minori effetti collaterali dell’Azt, ma non approvati negli Stati Uniti.

TEST SULL’HIV AL 90% FALSI POSITIVItest-hiv

Come se tutto ciò non bastasse, nel 1993, intervenne anche il fisico nucleare Eleni Papadopulos Eleopulos. Egli sosteneva che i test Hiv fatti negli anni Novanta producevano un 90% di “falsi” positivi. Infatti il test Hiv era un test creato per essere fatto in laboratorio. Ma veniva applicato in realtà molto diverse da quelle di un ospedale. Immagina un medico che si recava in un villaggio sperduto nella savana africana. E che trovandosi di fronte a ripetuti casi di tubercolosi o infezioni, cercava di sottoporre la popolazione al test dell’Hiv.

IL VIRUS HIV: TUTTA UNA MONTATURA DELLE CASE FARMACEUTICHE

Negli anni Novanta sempre più scienziati dissidenti si schierarono contro l’ipotesi del collegamento tra Hiv e Aids.

Tra questi, anche il dottor Robert Wilner. In ben due occasioni (nel 1993 e nel 1994), nel corso di due sue conferenze, per dimostrare al mondo che l’ipotesi del virus era una montatura delle case farmaceutiche, si iniettò in vena del sangue preso in diretta da un paziente siero-positivo. Affermando che quel sangue non gli avrebbe trasmesso l’AIDS.

Dagli anni Ottanta ad oggi, il “falso mito” del virus ha permesso a molte industrie del settore di arricchirsi grazie a un’informazione contraddittoria e fuorviante, fatta su larga scala.

virushivALTRI STUDI SUL LEGAME HIV/AIDS

Uno degli studi che ha messo in dubbio il legame Hiv/Aids è quello condotto tra il 1987 e il 1997 su un campione di 442 coppie miste, composte cioè da un soggetto siero-positivo e da un soggetto sano. Dopo dieci anni di osservazione, si evinse che nessuno dei soggetti sani, contrasse l’Aids. Pur avendo avuto regolarmente rapporti sessuali non protetti con il proprio partner. In proposito, c’è anche un video-documentario spagnolo disponibile in rete, dal titolo “La cienca del panico”.

Forse la dichiarazione che meglio di tutte può descrivere quello che è avvenuto con l’Aids è quella dell’oncologo tedesco Klaus Koehnlein, che in una lettera al direttore di Science, nel 1995 scriveva:

«Come medico ospedaliero mi trovo quotidianamente alle prese con i disastri provocati da Gallo e colleghi. Ogni volta che vedo un paziente con la tubercolosi, l’herpes o un’infezione, non posso scacciare il pensiero che se fosse sieropositivo (positivo al virus Hiv, ndr) gli si dovrebbe somministrare una terapia Azt. Nel trattare il paziente, gli provoco la malattia stessa. Questo vuol dire far morire il paziente. A causa dell’ipotesi virale per l’Aids, il trattamento stesso della malattia produce la sua prognosi infausta.»

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Articolo estratto dal libro “Liberi dal Sistema – La Guida per Cambiare il Mondo Partendo da Sè” di Enrico Caldari.

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