In questa seconda parte della prima puntata de “I Segreti dell’ Auto-Star-Bene”, parleremo del mercato dei prodotti farmaceutici e della Malattia del Secolo: lo Stress. Ascolterete la testimonianza di un medico sulla sua esperienza nell’uso dell’RQI per sciogliere lo Stress.

Quale miglior forma di vendita se non quella di inculcare nel consumatore l’esigenza di un bisogno che prima non aveva?

L’industria farmaceutica funziona esattamente così: ogni anno vengono modificati i parametri di “salute”, in modo che sempre più gente venga considerata a “rischio” di malattia. E così la vendita dei farmaci aumenta…

Nel video, il dr. Enrico Caldari, ideatore del percorso “Q Life, Liberi dal Sistema”, spiega come sono cambiati negli anni i parametri di buona salute relativi a colesterolo e ipertensione e come, di conseguenza, sempre più persone hanno ricorso all’uso di farmaci per “prevenire” una malattia che ancora non c’è.

Il percorso “Q Life Liberi dal Sistema” offre una maggiore consapevolezza su molti temi di attualità (dal mercato dei farmaci al sistema monetario, dall’accesso alle fonti di energia rinnovabile all’auto­approvvigionamento al cibo) al fine di consapevolizzare ciascuno di noi e aiutarlo a diventare davvero indipendente sotto ogni aspetto: salute, energia, cibo e denaro.

Come funziona il mercato dell’industria farmaceutica? Funziona esattamente come tutti gli altri mercati. C’è un rappresentante con la sua valigetta e il suo campionario di farmaci da proporre, che fa visita ai diversi studi medici, con l’obiettivo di motivare gli stessi medici alla prescrizione dei suoi prodotti.

Come fa a essere abbastanza convincente? Beh, magari oltre a dare informazioni sugli effetti benefici dei farmaci dell’azienda che rappresenta (si chiamano infatti «informatori scientifici», non certo «venditori») offre al medico in questione qualche benefit: un regalino, un viaggio, una conferenza ai Caraibi, una crociera… magari con l’amante, perché no?

Qualcuno ha indagato sulla questione dei «regali» ai medici. Lo ha fatto il Wall Street Journal, che nel 2010 pubblicò un’inchiesta in cui raccontava di casi eclatanti di tentata corruzione di medici in diversi paesi (Cina, Brasile, Germania… un po’ ovunque, per il mondo, e ovviamente anche in Italia) da parte di grandi aziende del settore: Glaxo-Smith Kline, AstraZeneca, Merck… Cosa facevano queste aziende? Semplice: «regali» per convincere i medici a prescrivere e proporre i loro prodotti.

Ora immaginate di entrare nella mente del direttore marketing di una grande azienda farmaceutica. Ecco ora qualche suo probabile pensiero:
«Non mi basta corrompere i medici affinché vendano i miei prodotti. Devo anche assicurarmi che ogni anno il fatturato della mia azienda sia in crescita. Sono pressato dagli azionisti, che mi chiedono di espandere il mio mercato. Come posso fare? Beh, se i miei prodotti servono a curare malattie… potremmo inventare qualche nuova malattia!»

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«Certo, non possiamo mettere in giro apposta dei virus per infettare il mondo (quella è un’idea che ci teniamo buona per l’anno prossimo…), però possiamo convincere delle persone che oggi sono sane che potrebbero essere malate. Facendo un po’ di lobbying sull’Associazione dei Medici, potremmo far cambiare i parametri con cui vengono definite le malattie. Ad esempio, se oggi con un valore inferiore, poniamo, a 100 di un determinato parametro nel proprio corpo una persona è ancora ritenuta in buona salute, si potrebbe chiedere all’Associazione dei Medici di abbassare quel valore, in modo tale che il valore limite di quel parametro sia 80. In tal modo, abbiamo fatto «ammalare» tutti coloro che hanno un parametro compreso tra 80 e 100: prima erano ritenuti sani, ma ora sono già oltre il valore di soglia, e quindi è bene che si curino con i nostri farmaci!»

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Volete un paio di esempi? Primo esempio: l’ipertensione arteriosa. La pressione alta è uno dei problemi più comuni nelle persone di una certa età. Fino al 2003 i parametri di valutazione dell’ipertensione erano tali per cui una persona veniva ritenuta «a rischio» se i suoi valori erano superiori a 140 mmHg di sistolica e 90 mmHg di diastolica. Cosa hanno fatto quindi? Case farmaceutiche e associazioni mediche si sono inventate un’altra «fascia di rischio» e l’hanno chiamata «pre-ipertensione». L’hanno inserita nelle valutazioni di tutte le cartelle cliniche con valori superiori a 120 mmHg per la sistolica e a 80 mmHg per la diastolica. Così, da quel momento in poi, tutti coloro che rientravano nella fascia di «pre-ipertensione» e che fino a un momento prima erano ritenuti essere soggetti sani hanno cominciato a essere messi in preallarme: «Attenzione, sei in fascia di rischio! Hai anche una certa età, hai già un piede nella fossa… meglio che corri ai ripari subito e cominci a curarti come si deve!».

Geniale! Con questo accorgimento, sono riusciti ad aumentare il mercato in modo impressionante, tanto che oggi si contano 15 milioni di persone pre-ipertese in Italia e 45 milioni di persone pre-ipertese negli Stati Uniti.

Ma voi, che siete sempre immedesimati nel direttore marketing di una multinazionale farmaceutica, sapete bene che non vi basta la sola «pre-ipertensione» per aumentare il vostro fatturato. E allora dovete inventarvi qualcos’altro. «Facciamo la stessa cosa su un’altra patologia molto diffusa: il colesterolo. Il target è sempre quello delle persone anziane, con un piede nella fossa, che hanno una gran paura di morire e che crederebbero a tutto pur di allungarsi di qualche anno la vita».

Ebbene, fino al 2001 era consigliato andare dal medico se si aveva nel sangue un valore di colesterolo superiore a 280 mg per decilitro di sangue. Con tale parametro, negli Stati Uniti si contavano 13 milioni di persone alle quali veniva consigliato di assumere le statine (farmaci anticolesterolo).

Dal 2001 la soglia è stata abbassata a un valore di 240 mg/dl. E nel 2004 il parametro è stato rivisto e abbassato ulteriormente fino al valore di 200 mg/dl. Così, i soggetti a rischio di infarto a causa del colesterolo alto sono diventati ben 40 milioni: tre volte quelli di tre anni prima. In Italia, i parametri sono gli stessi e vengono dettati dallo stesso istituto che li impone negli Stati Uniti.

Per non rimanere intrappolati nella morsa consumistica che ci ha creato intorno l’industria della salute, interessata a fini di profitto a renderci “dipendenti” da farmaci e fedeli “consumatori”degli stessi, l’alternativa è prima di tutto prevenire (ad esempio attraverso una corretta alimentazione).
E in seconda battuta sfruttare le naturali capacità di auto-guarigione del corpo. Esse necessitano spesso solo dei giusti stimoli, delle giuste frequenze e delle giuste informazioni per rimettersi in moto.

Questo è esattamente il principio su cui si basa l’RQI (acronimo di “Riequilibrio Quantico Integrato”), una metodologia semplice e alla portata di tutti, facile da imparare e applicare nella propria vita. E non solo per persone comuni, ma anche per medici e terapeuti che lo stanno integrando nelle loro pratiche.

Ideato dal geniale ricercatore veneto Marco Fincati, l’RQI permette prima di tutto di individuare le vere cause di qualsiasi problema di salute (che per ognuno di noi possono essere diverse) e poi le migliori soluzioni per risolverli, prediligendo tecniche non invasive e prive di effetti collaterali.

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